PICCOLO TEATRO UMANO: OPERA APERTA

LO SPETTACOLO

Opera Aperta evoca e ricorda Rocco Gatto, ucciso dalla mafia a Gioiosa Jonica il 12 marzo 1977.

I motivi dell’assassinio di Rocco sono plurimi ma coincidenti, non ultimo la sua denuncia alla Stazione dei Carabinieri sulla chiusura del mercato domenicale. Questa forzata chiusura era stata imposta ai commercianti dalla ndràngheta gioiosana, una sorta di  “lutto cittadino” per la morte del boss Vincenzo Ursino, avvenuta il giorno prima in un conflitto a fuoco con i carabinieri (novembre 1976).

Particolare della storia di Rocco Gatto è che il suo No alla mafia - che in Calabria si chiama ndràngheta -  non fu un No silenzioso, ma pubblico, consapevole, politico: d’altra parte egli stesso, come il padre Pasquale, tesserato e militante del PCI.

E’ proprio questa “pubblicità” della denuncia che diede e dà fastidio alla ndràngheta! Due mesi prima di essere ucciso, in una intervista alla RAI per la trasmissione TV7, Rocco dichiara al pubblico di tutta Italia: io non pagherò mai il pizzo alla mafia, fino alla morte. E così è stato: e così racconta opera aperta.

Esiti ulteriori

  • I fautori della chiusura del mercato domenicale – grazie alle dichiarazioni di Rocco Gatto – sono stati individuati e condannati.
  • Il processo per l’uccisione di Rocco si è invece concluso senza colpevoli (insufficienza di prove).
  • Qualche anno dopo il Presidente Pertini consegnerà a papà Pasquale Gatto la medaglia d’oro al valore e alla memoria di Rocco.

Altri dettagli della storia nel libro Il sangue dei giusti dei giornalisti C. Careri, D. Chirico, A. Magro (Edizioni Città del Sole, Reggio Cal. 2007) che è stato - oltre a incontri con protagonisti e testimoni dell’epoca - documento base del nostro lavoro. 


OPERA APERTA – Estratti da recensioni 2016

Nel pomeriggio è andato in scena Nino Racco con Opera Aperta, che oltrepassa ma incarna formalmente il riferimento ad Umberto Eco.

La struttura aperta ai cambiamenti si fonde con la maestria scenica di Racco, per raccontare la storia di omicidio, impolverata e buttata nel dimenticatoio grazie alle potenti capacità di rimozione di un popolo, quello calabrese, forse più vicino di altri popoli europei ai processi psichici primari. Commovente e suggestiva l’opera di Nino Racco si presenta come una delle proposte più mature del festival.

(Giambattista Picerno su  FATTIALCUBO, Cosenza 24 ottobre 2016)

la presenza sicura e coinvolgente di Nino Racco (Piccolo Teatro Umano) ha dato vita a Opera aperta, un vero e proprio arazzo narrativo per corpo, voce e maschera intorno alla vicenda di Rocco Gatto, militante comunista assassinato dalla mafia nel 1977.  

(Sergio Lo Gatto su Teatro e Critica, 27 ottobre 2016)

Nino Racco

Rocco Gatto

Parto dal mio preferito, Opera aperta – in memoriam Rocco Gatto, di e con Nino Racco e la partecipazione della figlia Angelica, uno spettacolo di grande precisione formale ed intensità emotiva, prodotto da Piccolo Teatro Umano. La tradizione cantastoriale si fonde con la commedia dell’arte e l’impegno civile per raccontare, attraverso una serie di salti temporali, la storia del mugnaio ucciso dalla ‘ndrangheta a Gioiosa Jonica nel 1977, dopo aver resistito alle richieste estorsive e aver denunciato ai carabinieri l’imposizione della chiusura del mercato come lutto cittadino per la morte del boss Vincenzo Ursini.

(Tempo di Lettura, blog di Simona Negrelli, 25 ottobre 2016)

 

Un cantastorie in scena per l’eroe dell’antimafia

di Nicola Viesti

Hystrio trimestrale di teatro e spettacolo  anno XXX 1/2017

(estratto)

Opera Aperta di Nino Racco è dedicata all’ esemplare figura di Rocco Gatto ed è una proposta insolita e spiazzante. (…)

Racco è conosciuto come cantastorie abituato all’incontro con gli spettatori nelle piazze. Questa sua proposta “da camera” imbastisce però un tessuto spettacolare di grande fascino con una prima parte vertiginosa e labirintica nella quale noi spettatori quasi siamo invitati a perderci.

Un racconto senza baricentro, attento a una ritualità arcaica e misteriosa in cui confluiscono leggende antiche, suoni che paiono provenire dal profondo e accenni alla giovinezza di Rocco Gatto ammantati da accenti mitici. (…)

Il risultato è sorprendente, anche grazie alla bravura dell’ interprete che sa ben destreggiarsi tra un ruolo quasi da sciamano e quello di cantore di ataviche ingiustizie ancora mai vendicate.


Nino Racco

si forma come attore di teatro a Roma negli anni ottanta.

Realizza il suo primo spettacolo nel 1983: Canto Brecht (Folk Studio, Roma). I successivi anni romani lo vedono muoversi in aree teatrali diverse: da una parte il teatro sperimentale e di ricerca, dall’altra un’esperienza varia di palcoscenico che va dalla commedia brillante al musical al teatro classico.

Alla fine degli ottanta fa rifluire la già ricca esperienza professionale  e  di  palcoscenico in una ricerca sempre più personale che lo condurrà alle radici della teatralità meridionale: è la riscoperta dell’antica figura del cantastorie. Nasce così lo spettacolo Storia di Salvatore Giuliano (1989)  che conoscerà migliaia di repliche in Italia e all’estero.

Seguiranno altri spettacoli neocantastoriali: La Baronessa di Carini (1998), La Leggenda di Cola Pesce (1999), ‘Ntricata Storia di Peppe Musolino (2001), Il mondo dei cantastorie (2003),  Meridion - Cap. 1 Marcinelle (2008).

Nel 2001 i primi riconoscimenti “per il recupero e il rinnovamento dell’arte cantastoriale”: Paladino d’Oro (Siracusa 2001), Premio Pippo Fava per il Teatro (Palazzolo Acreide 2001).

Nel 2005 tournée negli Stati Uniti (Emory University Atlanta, Greensboro  Theatre Convention, Memphis, Little Rock, Columbus/Georgia) organizzata dall’ Accademia dell’Arte di Arezzo, con una conferenza-spettacolo e una versione “anglo-sicula” de La Baronessa di Carini.

Attualmente il suo lavoro - oltre alla produzione spettacolare - si muove tra fedeltà alla tradizione  e necessità di sperimentazione e confronto.