PROVE APERTE

Prove Aperte racconta le vicende di tre teatranti calabresi Mimì, Cocò e Carminuzzu (folle regista dei nostri tempi) alle prese con l'allestimento di uno spettacolo da rappresentare in un importante teatro con pochi giorni a disposizione e con una compagnia ridotta al minimo indispensabile. Mimì e Cocò fanno fatica a capire le idee del folle regista, la sua poetica e il suo modo di concepire l'arte teatrale, anche perché egli vorrebbe realizzare uno spettacolo incentrato sulla ricerca di «Un teatro moderno che parla dei tempi moderni» e che esprima attraverso metafore il tema della vittima e del carnefice. Questo li porta a sperimentare, in uno spazio ideale che Carminuzzu chiama Quadrato Magico (il magma della creazione), improvvisazioni di «storielle brevi, semplici e dirette», scelta che lo porterà alla creazione di una nuova forma di teatro che chiamerà Flash Art.

Come tutti gli attori, anche Mimì e Cocò vivono il dramma di dover recitare sia sulla scena che nella vita e durante la preparazione di uno spettacolo questo dilemma si fa più stridente, portando i personaggi a compiere azioni la cui irrazionalità sorprende anche loro stessi. E' proprio durante le prove che vengono fuori tutti i lati oscuri delle loro personalità, permettendo così al pubblico di conoscerli, di amarli, di odiarli, di giustificarne ogni intenzione.

La forza di Prove Aperte sta sicuramente nell’irresistibile, surreale comicità dei personaggi; se Carminuzzu è un regista talmente pazzo da costringere i compagni a improvvisare una scena che ha come protagonisti una soppressata e un salumiere, Mimì e Cocò sono degnissimi rappresentanti della vasta gamma di manie, vezzi, isterismi e sindromi compulsive che caratterizzano gli attori. La sincerità della loro follia fa sì che ciò che avviene in scena risulti nello stesso tempo del tutto incredibile e assolutamente verosimile; il pubblico viaggia sospeso fra questi due opposti, domandandosi per tutto il tempo se i personaggi sul palcoscenico siano tre poveri guitti, oppure degli artisti talmente grandi da risultare incomprensibili. Al di là della risposta che ciascuno spettatore si darà, lo scopo dello spettacolo è proprio quello di stimolare domande e allo stesso tempo raccontare, con l’esplosiva leggerezza della comicità, il dramma della vita nel teatro, le quotidiane difficoltà con cui si scontra chi si rassegna a fare della poesia, del sogno e dell’immaginazione il proprio mestiere; la fatica, l’amore e la follia che ne costituiscono la straordinaria essenza.

Max Mazzotta

Inizia i suoi studi presso l'Accademia d'Arte Drammatica della Calabria di Palmi. Nel 1991 entra a far parte della scuola del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Giorgio Strehler, dove si diploma. Ha come suoi maestri di interpretazione lo stesso Strehler e Enrico D'Amato, come maestri di recitazione Franco Graziosi, Andrea Jonasson; Gianfranco Mauri per il dialetto milanese e Marina Dolfin per il dialetto veneziano, mentre maestro di commedia dell'arte è Ferruccio Soleri. Nel 1995 esordisce come regista per il teatro e nel 1998 è tra i fondatori della compagnia Libero Teatro.

Arriva al cinema nel 1997 in L'ultimo capodanno di Marco Risi, nel 2002 interpreta Enrico Fiabeschi, uno dei personaggi di Andrea Pazienza, nel film Paz! di Renato de Maria. Nel 2004 recita la parte di Lionello, nel film Lavorare con lentezza diretto da Guido Chiesa. Nel 2012 lavora al suo primo film da regista di cui è anche protagonista, intitolato Fiabeschi torna a casa; 

Libero Teatro

Il Libero Teatro è composto da diverse figure professionali provenienti da tutte le provincie della Calabria che da quasi venti anni operano insieme all'interno dell'ateneo calabrese (UNICAL). Nel 2011 stipula con l'università una convenzione per gestire in Residenza Teatrale il Piccolo Teatro UNICAL. Il progetto di Libero Teatro è quello di investire sulle energie creative del territorio, creando opportunità di lavoro in un settore, quello culturale e teatrale di cui la Calabria vanta una grande tradizione. Peculiarità: un interesse a rielaborare opere di grandi maestri del teatro classico e moderno come Shakespeare, Beckett, Brecht, Pirandello e altri; l'utilizzo dei dialetti calabresi sia come traduzione di testi conosciuti che come costruzione ex novo di scritture teatrali, il lavoro sullo spazio scenico, inteso non come luogo fisico, ma come spazio ideale: una zona franca in cui potersi trasformare, spogliare, giocare. 


Scritto e diretto da Max Mazzotta

Con:

Paolo Mauro / MIMI'

Graziella Spadafora / COCO'

Max Mazzotta / CARMINUZZU

Assistente alla  Regia / Consolle Iris Balzano

Assistente alla Drammaturgia Antonella Carchidi

Consulenza Costumi Rita Zangari

Responsabile tecnico / Video Gennaro Dolce